A volte la sofferenza si presenta attraverso un sintomo preciso: ansia, attacchi di panico, difficoltà con il cibo, disturbi dell'umore o manifestazioni psicosomatiche. Altre volte, invece, non è così facile comprendere che cosa stia accadendo. Si ha la percezione di stare male, di sentirsi insoddisfatti, disorientati, vuoti, arrabbiati o profondamente stanchi, senza riuscire a trovare le parole per spiegare il perché.
Possono emergere anche difficoltà nelle relazioni, la sensazione di non riuscire a trovare il proprio posto, di ripetere situazioni che fanno soffrire o di non sentirsi pienamente sé stessi. Gli scenari possibili sono molti e diversi, perché diversa è la storia di ogni persona e unico è il modo in cui ciascuno vive e interpreta la propria esperienza.
In quest'ottica il sintomo assume un importante valore informativo. Non è qualcosa da eliminare o correggere, ma ha una sua logica in relazione alla storia di vita e al modo di essere dell'individuo che ne fa esperienza. In questo senso rappresenta la modalità migliore (anche se portatrice di malessere) che la persona è riuscita a costruire per mantenere il senso di integrità della propria identità personale. Può avere una funzione nel mantenere un equilibrio, nel proteggere da ciò che appare troppo difficile da affrontare o nel segnalare che il modo abituale di dare significato alla propria esperienza non è più sufficiente.
Comprendere il sintomo significa quindi anche cercare di comprendere la persona che lo vive: che cosa sta attraversando, come sta vivendo le proprie relazioni, quali significati sta attribuendo a ciò che accade e quali possibilità, in questo momento, riesce a vedere per sé.
La psicoterapia può diventare così uno spazio in cui incontrare sé stessi e, attraverso la relazione con l'altro, guardare alla propria esperienza da prospettive nuove. Non necessariamente per tornare a essere come prima, ma per poter costruire possibilità diverse di stare con sé stessi e con ciò che accade.
Il cambiamento può prendere forme diverse a seconda della persona, della sua storia e del suo vissuto. A volte significa trasformarsi, altre volte riconoscersi, comprendere ciò che è accaduto, accettare parti di sé o trovare un modo nuovo di entrare in relazione con le proprie emozioni, con gli altri e con la propria storia.
È il luogo in cui possiamo avere paura, piangere, arrabbiarci, sospirare, sorridere. Possiamo portare anche ciò che facciamo fatica a mostrare o a comprendere. E, poco alla volta, ciò che sembrava confuso o senza senso può assumere una prospettiva nuova, più comprensibile e più abitabile.
Intraprendere un percorso personale è prima di tutto un atto di coraggio e di cura verso sé stessi. Significa scegliere di dedicarsi uno spazio, di fermarsi e di ascoltarsi, anche quando ciò che si incontra non è sempre facile.
È un percorso che richiede tempo. Un tempo per vedersi, ascoltarsi, accogliersi e comprendersi; per incontrare emozioni, sensazioni e pensieri che a volte non vorremmo sperimentare, ma che possono diventare importanti da conoscere. Un tempo per sperimentare, nella relazione terapeutica, modalità nuove di stare con sé stessi e con gli altri e, talvolta, semplicemente per riconoscersi e sentirsi finalmente più vicini a ciò che si è.